Italo olandese nato nel 1990 nell’area Nord di Napoli, Jorit Ciro Cerullo inizia ad approcciarsi alle bombolette spray da writer, come molti ragazzetti di periferia, prima attraverso lo studio delle lettere e poi del nome (che in gergo viene chiamata “tag”) e che tipicamente diventa la raffigurazione principale di chi fa graffiti.
Parte con una serie di graffiti nelle Yard di molti paesi europei e su treni o muri illegali e la sua cifra stilistica è inizialmente affiancata da una costante vena militante politica, probabilmente per via dei contatti instaurati con i movimenti no global e di rivendicazione dei diritti sociali.
Molto presto, a partire dal 2005, le sue opere tendono a seguire sempre più uno stile figurativo e sono i volti e la rappresentazione degli stessi ad affascinarlo. Inizia così una ricerca accurata dei tratti, intesi come vero e proprio oggetto di ricerca.
Jorit sostiene che la street art sia la principale forma d’arte degli ultimi cento anni e che, specialmente in contesti di periferie urbane, diventa un modo semplice e d’ impatto per “farsi sentire, esprimersi, esistere”.
Già dal 2008, a soli 18 anni, inizia ad essere apprezzato da alcuni curatori di musei e realizza una mostra al MACRO di Roma, al MAGMA e al P.A.N. di Napoli ed espone inoltre in gallerie europee a Londra, Berlino e Sydney.
La passione per i volti gli deriva anche dalla convizione della portata positiva che un volto ha nella mente di chi lo osserva: “guardando un volto ci si rispecchia”, afferma il giovane artista, “ed è difficile, guardando un volto dipinto, quindi di un proprio simile, provare sensazioni negative”.
Sin dagli inizi del suo viaggio ciò che affascina Jorit Agoch sono i passaggi di luce ed il fatto che, osservando una semplice foglia, ci si può accorgere con infinita meraviglia che non è verde, ma che in sé ha mille colori; seppure questa sua naturale affermazione può sembrare semplice, guardando le sue opere si è immediatamente affascinati dall’ utilizzo del colore e della luce, che si magnificano proprio nei particolari di un volto, degli occhi, delle labbra e delle ombre che le espressioni dei personaggi che dipinge generano.
Dal 2013 in poi questo nuovo e forte interesse verso i volti trova espressione a Napoli, sua città natale, in cui inizia la realizzazione di una serie di murales su intere pareti nelle periferie nord della città e nei quartieri popolari del centro storico; Jorit è convinto che il suo talento debba essere arte militante e, così come il talento di tutti gli artisti, giungere a quante più persone possibili; per tale ragione la sua produzione resta perlopiù legata alla strada che può così diventare da regno delle bruttezze a museo a cielo aperto la cui fruizione è gratuita per tutti.
Se si passeggia per il quartiere del centro storico di Napoli Forcella, o ci si trova in Via Taverna del Ferro o ancora in Via Parrocchia a S. Giovanni a Teduccio, o al Vomero o nel quartiere degradato Ponticelli, e si portano su gli occhi ci si può imbattere in uno degli enormi murales del giovane artista che caratterizza quasi tutti i volti dei personaggi che ritrae con una peculiarità: due strisce rosse sulle guance. Queste trovano origine nel rito iniziatico di scarnificazione che segna il passaggio dall’ infanzia all’ età adulta utilizzato in Kenya ed in Tanzania dalla popolazione per segnare, in maniera simbolica, il viso di chi si appresta a fare il proprio ingresso nella tribù.
Così Jorit nelle città che visita per il mondo raffigura personaggi celebri che gli hanno lasciato qualcosa e che sente di voler celebrare con una memoria eterna, o anche personaggi comuni, o anche immaginari, facendoli tutti entrare nella sua “human tribe”.
Intervistato ci tiene particolarmente a specificare che “nessun soggetto raffigurato, in quanto uomo, può avere un’ accezione totalmente positiva”, ma quelli che decide di raffigurare “hanno indubbiamente lottato per qualcosa durante la loro vita e questo è l’aspetto che conta”.
Numerosi viaggi e numerosi murales in tutto il mondo, per citarne solo alcuni: l’Africa in cui, in Tanzania, dipinge nel piccolo villaggio di Pande e collabora con la scuola internazionale d’arte, l’Argentina in cui a Buenos Aires realizza il ritratto di Santiago Maldonato, attivista argentino per i diritti del popolo Mapuche sterminato a seguito degli scontri con la gendarmeria nazionale, l’isola di Aruba in cui omaggia l’attivista per l’ambiente Berta Isabel Caceres Flores assassinata un anno prima, la città di Cochabamba in Bolivia in cui dipinge un personaggio comune raffigurante una donna ed una scritta “Agua Santa”, alludendo all’ enorme mobilitazione popolare avvenuta nel 2000 a seguito della privatizzazione dell’ acqua, Santiago del Cile in cui dedica un ritratto anche al poeta e attivista Pablo Neruda, Cina, Palestina in cui raffigura, insieme ad un altro artista, la giovane attivista Ahed Tamimi sul muro nei pressi di Betlemme che separa la parte israeliana da quella palestinese stessa e che gli costerà 24 ore di prigionia nelle carceri israeliane, la Russia in cui ha dedicato sulla facciata di un palazzo di venti piani al volto di Jurij Gagarin, primo uomo nello spazio, il ritratto del cosmonauta sovietico più grande al mondo. Negli States ha dipinto numerose opere in numerose città: New York, Miami, Las Vegas, Sacramento e San Francisco e così in altre parti d’ Europa come in Spagna, Francia, Grecia, Germania; Norvegia, Olanda, Portogallo e, ovviamente in Italia. Qui la sua madrepatria Napoli è certamente la principale città con testimonianze della sua arte a personaggi come Eduardo De Filippo, Vinicio Capossela, Maradona, Totò, Massimo Troisi, Pier Paolo Pasolini, Ilaria Cucchi e persino San Gennaro ma anche a Firenze, il 5 Dicembre 2018, in occasione del centenario della nascita del leader del Sudafrica, ha dedicato un murales di 120 metri quadri di superficie a Nelson Mandela. Come per il murales realizzato in Palestina, col quale denunciava l’ingiustificata proclamazione di superiorità di Israele sulla Palestina, anche per il murales dedicato a Mandela Jorit parla di battaglia all’ ingiustificata lotta di supremazia tra simili.
Questa è una questione molto sentita dal giovane writer che, intervistato durante l’evento di commemorazione del leader del Sudafrica nella città toscana aggiunge: “Mandela ha lottato principalmente contro lo sfruttamento dell’ uomo sull’uomo, e non è solo una questione razziale. Il problema in Sudafrica è nato dal fatto che la maggioranza delle persone di colore veniva sfruttata da una minoranza che, arbitrariamente, si era autoproclamata superiore; la lotta di Mandela appare quindi più che attuale, facendo chiaramente riferimento a fatti ancor più recenti e di matrice socio-politica oltre che raziale.
Sentendo parlare delle opere di Jorit i sindaci delle città, i critici d’arte, ed i sociologi stessi, esce fuori, oltre che una palese funzione estetica nel saper rendere più luminose e “parlanti” alcune zone degradate e “mute” di quartieri a rischio o di zone urbane, l’indubbia capacità che un writer ha di parlare al popolo. A chi di arte ne sa poca, a chi di arte non si interessa, a chi di arte non si nutre.. stimolandone, per magia, il pensiero dell’arte stessa, sotto il proprio naso, sotto casa propria, gratuitamente, abbattendo così innumerevoli retaggi e barriere.
