Si legge “binge watching”, si comprende meglio semplicemente pensando alle ore passate davanti a pc, televisione, ipad o cellulare davanti alle puntate della propria serie del cuore; puntate, si, al plurale, dato che per maratona si intendono dalle 3 alle 10 puntate consecutive, a seconda della durata di ognuna. Approcciato alla lettera, il nuovo entrato nel vocabolario italiano si potrebbe tradurre con “abbuffata di visione”, rendendo bene il termine relativo ad una mole di ore di visione superiore alla media o, quantomeno, alla tollerabilità di occhi, cervello e fabbisogno di di sonno. La parola, che nella lingua inglese è da sempre esistita, si è affacciata anche in Italia con la diffusione, ed il conseguente largo utilizzo, delle piattaforme di video streaming come Netflix e Amazon Prime e fa riferimento, oltre che alle ore davanti al video, anche alla formulazione “tattica” degli episodi delle serie. Chi di noi non è mai stato rapito da almeno una serie tv? Probabilmente, al di sotto dei 40 anni, nessuno.. è quindi facile, coinvolgendo sull’argomento un campione di popolazione preso entro i 40 anni di età, trovare risposta unanime sulla sensazione che si avverte in prossimità delle scene finali di ogni puntata: sospesi, curiosi; in una sola parola, con il rischio di apparire anglofili, cliffhanger. Questo ulteriore termine, non nuovo a molte rappresentazioni su piccolo e grande schermo, non è altro che un espediente narrativo usato in letteratura, nel cinema, nelle serie televisive o nelle opere videoludiche, in cui la narrazione si conclude con una interruzione brusca in corrispondenza di un colpo di scena o di un altro momento culminante caratterizzato da una forte suspense. E’ proprio questo espediente, in larga misura utilizzato dai registi e produttori di serie, ad inchiodare il pubblico allo schermo.
Non di rado, infatti, risulta difficoltoso riuscire a fermarsi alla puntata numero uno senza proseguire, come preso da una strana dipendenza, sino alla seconda, e poi alla terza.. fino a notte fonda.
Se nel secolo scorso la puntata di una serie televisiva, ad esempio il buon vecchio Beverly Hills 90210 degli anni ‘90, rispettava la cadenza settimanale del palinsesto televisivo e, per la puntata seguente, era conveniente prestare attenzione al riepilogo della precedente, oggi, con la possibilità da parte dell’ utente della piattaforma di scaricare la stagione o le stagioni intere della serie, capita non di rado di assistere, dai racconti di amici, o essendone protagonisti in prima persona, a vere e proprie scorpacciate bulimiche, anche denominate maratone.
Nonostante la popolazione dei “mangioni seriali” sia composta da milioni di persone, ciò non vuol dire affatto che questa “pratica” possa essere vista come salutare; tutt’altro forse, dato che i rischi, se gestiti senza cognizione di causa, sono notevoli: vita sedentaria, disidratazione degli occhi, problemi relazionali e disturbi del sonno.
Il termine “binge” associato alla parola “eating”, mangiare, o al termine “drinking”, bere, rimanda ad una vera e propria dipendenza, durante la quale non si è in grado di interrompere l’attività; spesso si riscontra l’intenzione di fermare l’abbuffata, ma prevale la totale incapacità di opporsi allo stimolo, che genera conseguentemente una difficoltà nella regolazione di freni ed emozioni.
Associato alla parola ”watching”, guardare, la persona in questione volutamente appaga il desiderio di vedere una puntata dietro l’altra, ma si spinge, talvolta, oltre la “capacità di carico” sostenibile, il che può accompagnarsi ai disturbi psicofisici precedentemente citati.
Secondo i ricercatori l’abuso di serie tv risulta avere implicazioni nocive al funzionamento psicofisico dell ‘individuo, nel momento in cui, al benessere che ricava dalla visione dell’ultima puntata, si sostituisce la necessità ad andare sempre più avanti, così da far diventare le puntate da tre, ad esempio, a sei. E’ questa tendenza a non saper dire “buonanotte”, e non il consumo di serie in sé (sarebbe troppo banale anche solo pensarlo), che, secondo studi fatti, porterebbe a trascurare ambiti relazionali e sociali della propria vita, oltre che sportivi e lavorativi. In sintesi quando la serie televisiva diventa da passatempo a dipendenza, probabilmente si è davanti a un problema da risolvere. Tra le altre cose, da un’ indagine effettuata da parte di Marketcast, colosso mondiale della ricerca in campo audiovisivo, l’abbuffatore seriale predilige, alla stregua dell’alcolista o dell’obeso, macinare tra le mura di casa propria le puntate una dietro l’altra, acuendo ulteriormente l’isolamento rispetto alle relazioni.
Gli studi sulle dipendenze in genere, usano parlare di depressione post consumo e di sensazioni come abulia, assenza di stimoli ed apatia; trasportando queste sensazioni al mondo streaming si giunge facilmente alla “depressione di fine serie”, quella sensazione di vuoto e di abbandono da qualcosa e da qualcuno che per lunghi giorni ti ha tenuto compagnia. E così l’assenza di Tyrion Lannister e Jon Snow, di Meredith e Derek, di Ragnar Lothbrok, Walter White, Berlino, Undici e Dustin o di Rick Grimes si fa sentire come un amico che è partito e che, probabilmente, non tornerà a trovarci.
Senza la benchè minima intenzione di creare paradossi o allarmismi falsi e ancor di più inutili, risulta utile citare un lavoro pubblicato sulla rivista “Scientific American Mind” che sottolinea come la passione per le serie televisive e la relativa visione “copiosa” non è di per sé problematica, se non quando, al piacere stesso di fruirne, si sostituisca l’urgenza di doverlo fare e l’irritabilità o l’impossibilità nell’ interromperla.
Il campione intervistato è stato suddiviso in due gruppi: uno di “binge-watchers” e l’altro di sportivi o praticanti altri hobbies. Il primo gruppo riferisce che lo stato attentivo post visione risulta notevolmente diminuito e compromesso in favore di altre attività ovviamente di importanza maggiore, mentre il secondo gruppo di intervistati ha riferito di percepire uno stato emotivo attivo e positivo ed una notevole proattività ad altri stimoli.
E’ molto probabile che la linea che separa uno svago dalla tendenza a farne la propria ossessione sia molto sottile e questo metro si può, banalmente ed in maniera molto semplice, accostare a qualsiasi attività, anche la più salubre.
Dunque non resta che augurare buona serie televisiva.. e buone relazioni sociali!!!

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