C’è chi racconta la propria terra con le parole, chi con la fotografia e chi, come EMAN, la trasforma in musica. La primavera è in arrivo e, con lei, il prossimo 21 Marzo il cantautore siculo-latino lancerà il suo nuovo singolo Gira Vota e Furrìa, un viaggio tra le onde del Mediterraneo e i ritmi avvolgenti della bossa nova.
Dopo la pubblicazione dei suoi successi precedenti, L’amuri è Assenza e Sicula Samba, questo brano sarà la terza tappa del viaggio sonoro intitolato SicuLatina, un EP che segnerà l’estate 2025.
Dietro all’artista EMAN non c’è solo un musicista, ma un narratore di emozioni, un artista che mescola radici sicule e influenze latine senza paura di contaminarsi.
La sua storia, così come raccontato in diverse interviste, è iniziata a 18 anni grazie a una chitarra ricevuta in dono. Da lì, i primi accordi, le prime canzoni, le prime registrazioni casalinghe su audiocassetta, trasformando la musica in un linguaggio che muove un’energia libera e ribelle, come una gitana, spoglia da etichette e cliché discografici.
Per questo, nel 2024 firma con Sorry Mom! / The Orchard – Sony Music Italia, portando avanti un progetto che è tanto personale quanto universale.
Con Gira Vota e Furrìa, EMAN, allo stesso modo di un pittore innamorato della sua terra, dipinge la Sicilia come una donna affascinante e misteriosa, desiderata e inafferrabile, con il vento di Ponente a scompigliarle i capelli. Il titolo stesso è un’espressione popolare, tipica dei modi siciliani, che sa di casa e tradizione dialettale dei nonni, e richiama il loop degli schemi ciclici della vita, che portano con sé sempre qualcosa di nuovo.
Gira Vota e Furrìa non è solo una canzone, ma una dichiarazione d’amore alla sicilianità, raccontata attraverso le melodie latine e una scrittura che profuma di sale e gelsomino notturno, incorniciata da tramonti dorati.
EMAN è l’incarnazione della musica, legato alla sua chitarra acustica, nonché sua devota compagna, con la quale si lascia travolgere da una passione eterea, come un’onda che si infrange sulla scogliera.
Testo di Denise Bentivegna