L’alimentazione del quadrupede più fedele all’uomo è fondamentale, come per qualsiasi essere vivente, alla determinazione del suo stato di forma e di salute e, più in generale, al benessere dell’animale stesso.
Quando si tocca l’argomento alimentazione, dall’essere umano sino agli animali domestici, sono molteplici le tesi e le ideologie in merito: dall’ alimentazione funzionale, a quella priva di glutine, sino a quella con poco apporto di farina e prettamente proteica; generalmente le due tesi si separano ,tramite due approcci diversi, in due macro categorie: l’alimentazione “industriale”, sostenuta principalmente da chi ha poco tempo e da chi si affida, volente o nolente, alle descrizioni del prodotto e della composizione dello stesso dichiarata sul retro della confezione dalle aziende produttrici, e l’altra, sostenitrice del “pasto casalingo”, composta a grandi linee da padroni più oculati, che diffidano del mix di composizione da cui derivano le celebri “crocchette” o “croccantini”, e che alimentano i propri cani con un pasto a base di carne, riso o pasta e verdure (carote o zucchine lessate), indubbiamente molto più dispendiosa a livello di tempo.
Per quanto concerne la prima categoria, i vantaggi sono chiari: praticità, facilità d’impiego e di conservazione, costo contenuto, comodità in caso di viaggi o spostamenti, velocità di preparazione dei pasti e possibilità di utilizzare alimenti formulati secondo le esigenze nutrizionali del proprio cane (razza, “lavoro”, stato di salute, stile di vita).
L’optimum in relazione alla scelta del prodotto corrisponde ad un’accurata disamina dei componenti del mangime; un buon prodotto industriale è caratterizzato da alta percentuale proteica (meglio se carne di pollo, tacchino o pesce), e meglio se al di sopra del 40%, ed arricchito da verdure, possibilmente da agricoltura biologica. I costi di questa tipologia di mangime sono indubbiamente più alti rispetto al croccantino da supermercato primo prezzo, ma spiegati dal fatto che sono praticamente assenti frattaglie, ossa o residui non utili, anzi nocivi, all’ apporto nutrizionale del cane.
Analizzando la seconda categoria, oltre all’apprezzabile buona volontà da parte del padrone di fornire un’ alimentazione indubbiamente più naturale al proprio amico a quattro zampe, è fondamentale ricordare che la dieta deve risultare bilanciata; un eccesso di zuccheri e carboidrati potrebbe sovraccaricare l’apparato digerente, causando processi di fermentazione ed alterazioni della flora intestinale, così come l’utilizzo dei grassi, fondamentali per i cani per il mantenimento costante della temperatura corporea e per l’assorbimento delle vitamine liposolubili, la cui qualità e provenienza devono, però, essere monitorati.
Il cane dal punto di vista genetico deriva dal lupo, dunque la teoria “grain e glutein free” potrebbe essere anche plausibile; l’errore però da evitare è di trasformare una dieta priva di farine a una dieta esclusivamente proteica: tale scelta andrebbe a sovraccaricare irrimediabilmente i reni dell’animale. Una scelta più moderata tenderebbe ad includere fibre, vitamine e minerali, sostanze di cui ha fondamentale bisogno, in associazione ad una piccola parte di carboidrati, dato che è invalsa la convinzione dal punto di vista veterinario, che, con l’evoluzione avvenuta nel tempo, il cane sia divenuto carnivoro-onnivoro. Inoltre lo stile di vita di gran parte dei nostri quadrupedi è, oggi, molto diverso da quello dei lupi, quindi, senza necessità di lottare contro altri animali per la supremazia, o di procacciarsi giornalmente la preda, si può ragionevolmente virare su una dieta più bilanciata, con presenza si di carboidrati, ma mixati a proteine, fibre, minerali e vitamine.
In merito alla presenza di fonti amilacee (riso o pasta) nella dieta, l’accorgimento è quello di controllare la percentuale dei grani, escludere quei mangimi che ne abbiano un gradiente troppo alto, e prestare attenzione alla corretta cottura degli amidi nel caso in cui invece il pasto fosse preparato in casa, per favorirne il corretto assorbimento; infine prediligere, se possibile, sempre il riso, che si dimostra, in generale, leggero e digeribile.
Se il cucciolo sino agli otto mesi circa viene alimentato tre volte al giorno, a seguire è suggerito farlo due volte, possibilmente ad orari precisi e, nel caso in cui il cane lasci del cibo, entro mezz’ ora è conveniente ritirarlo, non lasciandolo a sua totale disposizione.
Il cane è un animale onnivoro con una predilezione per la carne, ma va assolutamente evitata la carne cruda di maiale per il rischio di “pseudorabbia”, un’encefalite virale letale, ed ovviamente anche le ossa di coniglio e di pollo, acuminate ed in grado di danneggiare i tessuti interni dell’apparato digerente.
I salumi vanno somministrati con la massima moderazione per l’elevata presenza di sodio e conservanti; il lattosio, nel cane adulto, non è facilmente tollerato, per cui la somministrazione di dosi importanti di latte potrebbe indurre la comparsa di diarrea nel nostro amico a quattro zampe. Va evitata la somministrazione di cibi freddi da frigo o troppo caldi, di gelato e dell’ albume crudo, mentre il rosso può essere somministrato senza cottura. Non è consigliato eccedere con frequenti razioni di fegato, alimento di cui il cane è molto ghiotto, ma che ad alte dosi può causare un’intossicazione da sovraccarico di vitamina A, e, per quanto concerne il pesce, ricordare che va servito cotto e che è un’ importante fonte di proteine animali e di grassi essenziali della famiglia Omega-3, fondamentali per un pelo lucido e in salute. Da evitare accuratamente sono anche i dolci, il cioccolato ed i formaggi stagionati, da bandire totalmente su cane anziano o in sovrappeso. Anche se non è chiaro il motivo, l’ingestione di uva e uvetta può causare episodi ripetuti di vomito; segni di iperattività sono i primi sintomi di questa intossicazione, dopodiché, nel giro di un giorno, il cane diviene letargico e depresso. Nessun tipo di alcolico può essere ingerito poiché ha gli stessi effetti sul fegato e sul cervello che ha nell’ uomo, ma in dosi molto minori può portare l’animale a difficoltà motorie, respiratorie, al coma e, nei peggiori casi, alla morte; stesso divieto per aglio e cipolle: sul cane producono una sostanziale diminuzione dei globuli rossi e possono provocare un’anemia emolitica che può anche risultare fatale; massima attenzione al fatto che spesso, negli omogeneizzati per bimbi, vi sono contenute polveri di cipolla come aromatizzante, di conseguenza diffidare dalla somministrazione al proprio cane di un gustoso omogeneizzato al pollo apparentemente innocuo. Fondamentale, nel caso in cui si pensi ad un cambio di mangime o di alimentazione casalinga, procedere gradualmente, seguendo la “regola della transizione”: evitare repentini mutamenti al pasto del cane e procedere alla sostituizone nell’arco di una settimana. Un consiglio per i padroni: non lasciatevi dissuadere facilmente dalla richiesta di cibo oltre alle razioni programmate, specialmente durante i vostri pasti “bipedi”; i cani sviluppano presto raffinate tecniche persuasive cui è davvero arduo resistere.. Cedere a simili dolci moine, tra l’altro, aumenterebbe il rischio che l’animale diventi grasso, soffra delle malattie correlate al sovrappeso ed, oltretutto, diventi elemento di insistente disturbo a cena con amici e parenti!
